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Gocce di Pace - 179 Assunzione, 03 settembre 2010.
“Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo." c 14, 27
Il vangelo di questa domenica ci sembra molto forte ed esigente. Persino le parole di Gesù ci spaventano. Egli ci impone come condizione per poterlo seguire di amarlo più di qualsiasi altra persona o qualsiasi altra cosa di questo mondo. Egli vuole il primato. Non è che a Lui non piaccia che amiamo i nostri genitori, i nostri parenti, i nostri amici... al contrario quello vuole è che l'amiamo tanto profondamente come lui fa con noi. Cioè, non in un modo da persona egoista o possessiva, ma di chi è capace di dare la vita per gli altri. Amare Gesù più di tutti non diminuisce affatto l'intensità del nostro amore per gli altri, ma ci abilita ad amare intensamente molto di più. Queste parole ci aiutano a capire meglio il versetto 26, ma oggi voglio proporre un sguardo al versetto 27: "Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo."
Quando si parla di croce, tutti noi restiamo un po' spaventati, perché questa parola ricorda dolore, punizione, sofferenza, angoscia... e naturalmente a nessuno piacciono queste cose. Anche gli avversari di Cristo quando lo condannarono, pensarono così della croce. Cristo, tuttavia, abbracciando la croce, caricandola e lasciandosi inchiodare su di essa, ce l'ha trasformata in fonte di vita, di liberazione, di pace, di vittoria...
Le sue parole di oggi: "chi non porta la propria croce", ci fanno capire che ogni persona ha una croce. Tutti gli esseri umani che nascono in questo mondo hanno una croce. Tale croce può essere tutte le limitazioni che la nostra vita terrena possiede. L'uomo ha limitazioni corporali. Chi è completamente contento del suo corpo, delle sue caratteristiche fisiche? Chi non ha mai desiderato che i suoi occhi, i suoi capelli, la sua altezza, il suo peso... fossero diversi? Chi non ha qualche difetto piccolo o grande nel proprio corpo? Chi è libero dalle malattie e non ha necessità di qualche medicina? La grande industria cosmetica e farmaceutica ed i fiumi di denaro che questi muovono, ci rivelano che esistono moltissime persone che stanno lottando col proprio corpo e lo vogliono trasformare, o almeno mascherare, perché non accettano quello che hanno. Per alcuni il proprio corpo è causa di grande sofferenza e angoscia. L'uomo ha limitazioni morali o spirituali. Non dipende dalla nostra scelta essere intelligente, o irascibile, o allegro, o geloso, o diffidente. Anche se possiamo lavorare su queste cose, sarà difficile avere un controllo completo. A volte è la nostra memoria che ci tradisce. Altre volte è la nostra timidezza e la nostra insicurezza che ci frenano. Anche il carattere che abbiamo, tante volte ci sorprende ed è causa di molto dolore. Altre volte siamo sorpresi dall'invidia, quando riconosciamo in altri fratelli caratteristiche o pregi che ci piacerebbe possedere. Anche queste limitazioni, che fanno parte della vita di tutti gli umani, terrorizzano la vita di molti e tolgono loro la pace.
L'uomo è limitato anche storicamente. Nasciamo in una famiglia concreta, i nostri genitori e parenti hanno pregi e difetti. Le loro azioni a volte ci fanno maturare, ma altre volte ci traumatizzano e fanno soffrire. Nasciamo in una determinata situazione economica che molte volte ci esige di cambiare i sogni. Nasciamo in una cultura determinata, dalla quale abbiamo ricevuto stima ed anche pregiudizi. Anche la contingenza storica nella quale siamo
calati, può essere causa di problemi e frustrazioni. Infine, quello che ci fa particolarmente ed irrimediabilmente soffrire sono anche le nostre varie limitazioni. L'uomo ideale, senza limitazioni, non esiste.
Gesù non venne per salvare un uomo ideale, ma concretamente ad ognuno di noi. A dispetto di tutti i limiti che abbiamo, è con noi che egli vuole avere una storia di amore e di trasformazione. Per questo motivo chi non si conosce e non si assume, chi non si accetta in quello che è il suo corpo, il suo carattere e la sua storia, non può iniziare il cammino di discepolo con Gesù, non può entrare nella sua scuola. "Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me non può essere mio discepolo."
Ricordiamo che essere discepoli è essere un apprendista, un alunno. Essere apostolo è essere un inviato. Pertanto, abbracciare la propria croce è un'esigenza per chi vuole fare un apprendistato da cristiano. Nella scuola di Gesù non serve stare a mascherarsi, a truccarsi, a travestirsi.... Ognuno ha il compito di abbracciare la propria croce, di abbracciare se stesso, e
mettersi in cammino con Gesù. Dio vuole salvare quello che siamo realmente, vuole insegnarci ad essere felici nonostante tutte le nostre limitazioni, ma le sue mani saranno legate fintanto che non ci abbracciamo e non ci presentiamo davanti a lui.
Il Signore ti benedica e ti protegga,
Faccia risplendere il suo volto su di te e ti doni la sua misericordia.
Rivolga su di te il suo sguardo affettuoso e ti doni la sua Pace.
Fra Mariosvaldo Florentino, cappuccino.
Ringrazio moltissimo le persone che si sono scritti in questa settimana. Se ognuno fa quello che sta alla sua portata il mondo sarà differente. Possiamo sempre continuare ad invitare ad altri di essere parte del gruppo... http://www.gotasdepaz.com/suscripcion.html Il Vangelo non può rimanere fermo! Pace e bene!
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